Un’eredità morale che richiama il Credito Cooperativo alla sua missione originaria: essere banca dei territori, delle famiglie e delle imprese, non dei palazzi e delle poltrone.

Quando nel 2016 pubblicò sulle pagine di Formiche il suo duro j’accuse contro la “benedetta o maledetta” riforma delle BCC, Giuseppe Ottone non parlava da semplice osservatore. Parlava da dirigente cresciuto nel Credito Cooperativo, presidente del sindacato SINADI, e soprattutto da custode di un’idea di banca onesta e popolare.

Molti allora giudicarono le sue parole come eccessive, intrise di amarezza verso un mondo che sembrava ormai preda di personalismi e giochi di potere. Eppure, a distanza di anni, la lucidità di Ottone si rivela profetica. Con il coraggio del “leone” che non arretra di fronte al branco, denunciò gli abusi, i compromessi, le clientele, i centralismi ciechi che minavano lo spirito autentico della cooperazione di credito.

Dal 2016 a oggi il paesaggio è mutato: la riforma ha dato vita ai Gruppi Bancari Cooperativi (Iccrea e Cassa Centrale Banca), ha imposto nuove regole di patrimonializzazione e di vigilanza, ha ridotto la frammentazione e rafforzato la solidità complessiva. Allo stesso tempo, si è riaperto con forza il tema dell’autonomia: come conciliare disciplina e prossimità, solidità di gruppo e libertà delle comunità locali? È il quesito che lo stesso Ottone aveva posto, con parole semplici e vere, quando invitava a scegliere “la correttezza e la democrazia” al posto delle comode poltrone.

Ottone rimane così l’ultimo leone delle banche del popolo: non un nostalgico, ma un riformista autentico, che ha voluto difendere l’essenza costituzionale del Credito Cooperativo – quella presenza capillare al fianco di famiglie, imprese e territori.

Il suo lascito morale è un richiamo alla coerenza: una banca che resta popolare non solo per la forma giuridica, ma per lo spirito di servizio che la anima. In un’epoca in cui anche il mutualismo rischia di piegarsi alla logica dei numeri e delle centrali, ricordare Giuseppe Ottone significa rammentare che la forza delle BCC non nasce nei palazzi, ma nei paesi, nei borghi, nei campi, nei laboratori e nei piccoli imprenditori che ogni giorno si fidano di esse.

E come ogni leone che ha ruggito per il suo branco, anche lui ci lascia un monito: custodire la missione cooperativa non è solo un dovere economico, ma un atto di civiltà.


BOX – Dal 2016 a oggi: le BCC dopo la riforma

2016 – La legge 49 istituisce i Gruppi Bancari Cooperativi (GBC): le BCC restano cooperative ma devono aderire a un gruppo con capogruppo che esercita direzione e controllo.

2019 – Entrano in funzione i due poli nazionali: Gruppo BCC Iccrea e Gruppo Cassa Centrale Banca.

2019–2020 – Le Casse Raiffeisen dell’Alto Adige scelgono un’alternativa, l’IPS (Institutional Protection Scheme), modello di mutua protezione riconosciuto da BCE e Banca d’Italia.

2023/24 – Il movimento conta circa 1,47 milioni di soci e oltre 37.000 dipendenti, con utili reinvestiti soprattutto in patrimonio e mutualità.

2024–2025 – In Parlamento si discute di una nuova evoluzione normativa: maggiore autonomia dalle capogruppo e possibilità di modelli alternativi di aggregazione.


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