Il presidente della Società Italiana di Intelligence a Format Lab Academy: disinformazione, crisi della scuola, democrazia e algoritmi. «Il problema non è tecnologico, ma umano»
L’intelligenza artificiale non rappresenta semplicemente una nuova rivoluzione tecnologica. La posta in gioco è molto più alta: riguarda il potere, la democrazia e, soprattutto, la capacità dell’uomo di conservare la propria autonomia di pensiero.
È questo il filo conduttore dell’intervista rilasciata a Format Lab Academy da Mario Caligiuri, professore dell’Università della Calabria, presidente della Società Italiana di Intelligence e autore della voce Intelligence dell’Enciclopedia Italiana Treccani.
Un confronto che parte dalla disinformazione per arrivare a una domanda decisiva: chi controllerà l’intelligenza artificiale nei prossimi anni avrà anche il potere di orientare opinioni, comportamenti e scelte politiche?
La risposta di Caligiuri è netta:
«Chi controlla l’intelligenza artificiale controlla il mondo».
Per il professore non siamo infatti davanti a uno dei tanti cambiamenti che hanno attraversato la storia. L’intelligenza artificiale introduce una trasformazione molto più profonda, che Caligiuri arriva a definire un vero e proprio «salto di specie». Una metamorfosi destinata a modificare radicalmente il rapporto tra essere umano, conoscenza e tecnologia.
La società della disinformazione
Ma il problema dell’intelligenza artificiale si inserisce in una fragilità che esiste già.
Secondo Caligiuri viviamo nella «società della disinformazione intenzionale», caratterizzata da una combinazione particolarmente pericolosa: da una parte una quantità smisurata di informazioni, dall’altra un basso livello sostanziale di educazione.
Il risultato è quello che definisce un «corto circuito cognitivo», che rende sempre più difficile comprendere la realtà.
Il punto, dunque, non è soltanto distinguere una fake news da una notizia vera. La questione diventa molto più complessa quando algoritmi, piattaforme digitali e sistemi di intelligenza artificiale sono in grado di selezionare ciò che vediamo, intercettare le nostre paure e conoscere interessi e debolezze individuali.
Ed è proprio qui che il tema tecnologico incontra quello democratico.
Quanto è ancora libero il nostro voto?
Social network, algoritmi e intelligenza artificiale conoscono sempre meglio comportamenti, preferenze e paure degli individui. Se attraverso questi strumenti è possibile orientare il consenso senza che il cittadino ne sia pienamente consapevole, quanto può dirsi realmente libera una democrazia?
Per Caligiuri una democrazia autentica necessita di due condizioni fondamentali: cittadini consapevoli, capaci anche di controllare chi li rappresenta, ed élite responsabili, chiamate ad agire nell’interesse della collettività.
Quando questi due elementi vengono meno, avverte, il rischio è che della democrazia rimanga soprattutto la procedura elettorale.
È una riflessione particolarmente significativa nell’epoca della profilazione digitale, nella quale il confine tra informazione, persuasione e manipolazione diventa sempre più sottile.
«Scuola e università fanno parte del problema»
Ed è sull’educazione che Caligiuri formula uno dei giudizi più duri dell’intervista.
Alla domanda se la scuola italiana stia preparando i giovani ad affrontare criticamente algoritmi, social network e intelligenza artificiale, la risposta è provocatoria: «Non so se devo ridere adesso o dopo».
Poi l’affondo: «La scuola e l’università non sono per nulla la soluzione, ma fanno parte del problema».
Secondo Caligiuri il sistema educativo italiano non riesce adeguatamente a formare né cittadini consapevoli né le future classi dirigenti.
Un problema che assume un peso ancora maggiore perché l’educazione richiede tempi lunghi, mentre la società digitale pretende risposte immediate.
I tre punti deboli dell’Italia
Guardando al futuro del Paese, Caligiuri individua tre grandi fragilità.
La prima è la demografia: una popolazione che diminuisce significa, nella sua analisi, minore ricchezza e minori opportunità future.
La seconda riguarda proprio la qualità dell’istruzione, che giudica mediamente insufficiente.
La terza è la crescente pervasività della criminalità organizzata, all’interno di una globalizzazione nella quale diventa sempre più difficile distinguere nettamente l’economia legale da quella illegale.
Ma Caligiuri individua anche importanti punti di forza: il patrimonio culturale italiano, la posizione strategica al centro del Mediterraneo e la capacità produttiva e innovativa di un Paese che mantiene un ruolo di primo piano nella manifattura europea.
L’idea degli «algoritmi educativi»
È però ancora una volta sull’educazione che si concentra la proposta più originale.
Se gli algoritmi commerciali sono capaci di orientare efficacemente le persone verso il consumo, si domanda Caligiuri, perché non immaginare algoritmi educativi capaci di produrre l’effetto opposto?
Non spingere all’acquisto, ma alla riflessione. Non stimolare soltanto l’emozione, ma il ragionamento e il pensiero critico.
Una proposta che lo stesso professore presenta come ipotesi di ricerca, ma che rovescia uno dei paradigmi della società digitale: utilizzare gli strumenti che oggi condizionano i comportamenti per aiutare invece le persone a diventare più consapevoli.
La vera sfida non è tecnologica
È probabilmente questo il punto centrale dell’intera intervista.
L’intelligenza artificiale continuerà a evolversi e perfezionarsi. Pensare di competere esclusivamente sul terreno tecnologico potrebbe quindi non essere sufficiente.
Per Caligiuri occorre investire prima di tutto sull’intelligenza umana.
«Una sfida tecnologica è una sfida umana», sottolinea. Il problema, dunque, non è soltanto costruire regole per le macchine, ma migliorare la qualità delle persone, sviluppare le capacità della mente e preservare uno spazio di autonomia nell’inevitabile rapporto sempre più stretto tra uomo e tecnologia.
La domanda che resta aperta è forse la più importante: siamo ancora in tempo?
Caligiuri non sceglie né l’ottimismo né il pessimismo. Richiama piuttosto la necessità di affiancare alla lucidità dell’analisi la capacità di reagire.
Perché la partita sull’intelligenza artificiale non riguarda soltanto il futuro della tecnologia.
Riguarda il futuro della libertà umana.

Da Luigia Aristodemo

Presidente Associazione DIRE DONNA OGGI Editore Associazione DIRE OGGI 2.0

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