Roma, 1 giugno 2026* – Il Coordinamento Nazionale Direttori e Dirigenti Penitenziari (CNDP) della FSI USAE esprime preoccupazione rispetto all’impianto del piano straordinario di “detenzione differenziata” per soli i mesi estivi, recentemente rilanciato dall’Amministrazione attraverso l’Avviso Pubblico del 30 marzo scorso (vedi sito della Giustizia), finalizzato al reperimento di strutture del Terzo Settore. Ancora una volta, dalla prima trincea penitenziaria, si è costretti a registrare l’inadeguatezza delle linee guida che si presume siano state fornite dai vertici del DAP e del DGMC ai decisori politici. Una tecnocrazia ministeriale arroccata che sembra non in grado di comprendere come si viva il lavoro quotidiano sui territori, insistendo in una fallimentare logica top-down, mostrandosi capace di pianificare interventi deflativi soltanto sulla carta, e che tali risulteranno, i quali si scontreranno drammaticamente con una realtà ben diversa. Questo disastro programmato è il risultato diretto di quella che noi riteniamo una irresponsabile precisa scelta che non conosce la dimensione organizzativa della collaborazione e partecipazione, che andrebbe metodologicamente ricercata con tutte le professionalità presenti nel sistema e, anzitutto, con le direzioni penitenziarie e dell’esecuzione penale esterna. E’ l’ennesima plastica rappresentazione della indisponibilità a confrontarsi con coloro che governano, per davvero, sulla linea del fronte le criticità del sistema. Si continua a ignorare che, per espressa previsione normativa (art. 2 D.P.R. n. 230/2000), è il Direttore l’organo chiamato dalla legge a dirigere l’istituto, così come lo è per l’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna: sono loro gli strumenti operativi e direzionali necessari per assicurarne il corretto funzionamento e coordinamento dell’intero sistema dell’esecuzione penale sul territorio di pertinenza, attraverso un coordinamento continuo e avvalendosi di tutto il capitale umano (sigh !) di cui dispongano. È il Direttore penitenziario che coordina l’azione dei Comandanti di reparto, del personale di Polizia Penitenziaria che vigila nelle sezioni e dei funzionari del Comparto Funzioni Centrali (CNFC), i quali garantiscono i fondamentali e concorrenti servizi d’istituto, ove non ci si accontenti della sola vigilanza, la quale rischierebbe di tradursi, altrimenti, in mera “guardiania; SAFE e SECURITY sono due cose ben diverse. Escludere la figura del Direttore dalle fasi di pianificazione significa ignorare il vertice di coordinamento stabilito dalla legge e condannare già da subito i progetti all’inefficacia. Il paradosso organizzativo: la cecità del “Top-Down” e la lezione del PNRR L’Amministrazione centrale continua, in questo modo, probabilmente perché priva, nei vertici, di un reale addestramento manageriale e amministrativo (d’altronde lo ius dicere è cosa diversa dallo ius facere), a rifiutare caparbiamente quell’approccio bottom-up (dal basso verso l’alto) che è l’unico in grado di mappare la complessità reale di un istituto di pena o di un ufficio di esecuzione penale esterna. È esattamente la rappresentazione del fallimento quando, ad esempio, si pianifica la realizzazione di una grande opera nel sottosuolo di un contesto ad altissima densità archeologica — come, ad esempio, il centro storico di Roma — basandosi solo sulle planimetrie d’ufficio e calando i finanziamenti dall’alto, senza consultare i direttori d’area e gli archeologi che scavano sul campo ogni giorno. Il burocrate imprudente, spesso senza neanche consultarsi con gli esperti delle diverse discipline, almeno quelli in loco, fissa scadenze irrealistiche che anche l’uomo della strada intuirebbe, ignorando che al primo colpo di piccone emergeranno reperti, con necessità di varianti in corso d’opera e vincoli strutturali. Il risultato è scontato: cantieri ancora una volta paralizzati e inefficienza sistemica a danno dei contribuenti. Nel “pianeta carcere”, le varianti del terreno che solo chi è in prima linea conosce (la fragilità psichiatrica dell’utenza, ad esempio, moltiplicata per il numero rilevante dei soggetti, ognuno con le proprie drammatiche storie personali e criticità, i tempi reali di lavorazione della Magistratura di Sorveglianza, già messa in ginocchio per le carenze di organico e che dovrà affrontare anche i mesi estivi, i requisiti di condotta delle persone destinatarie di eventuali misure, che andrebbero considerate una per una, come dicono le norme penitenziarie: trattamento individualizzato) vengono ignorate a monte dai vertici dipartimentali, che così consigliano male la politica e condannano la misura al blocco amministrativo, prima ancora di partire, contribuendo gravemente a farle perdere credibilità che poi rischia di trasformarsi nella disertazione delle scadenze elettorali, determinando pericolosi vuoti di democrazia partecipata. L’assurdità contabile: 7 milioni dal DAP assegnati al DGMC L’architettura scelta per questo provvedimento esaspera lo scollamento burocratico e rasenta il surreale. L’Avviso Pubblico emanato dal Ministero della Giustizia punta a reperire alloggi per detenuti adulti — la cui gestione quotidiana degli stessi spetta interamente al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria *DAP*. Ma i vertici ministeriali hanno preferito dirottare i fondi (pari a 7 milioni di euro annui) direttamente sui capitoli di bilancio del DGMC (Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità), attraverso la rete degli UIEPE (Uffici Interdistrettuali dell’Esecuzione Penale Esterna); questi, a loro volta, dovrebbero distribuirli tra Enti del Terzo settore, senza, tra l’altro, neanche aver avuto integrazioni di personale di Polizia Penitenziaria (per i controlli pur previsti e attribuiti per competenza sia in fase preliminare che durante l’esecuzione) e di personale contabile effettivamente presente, perché le scoperture di tali indispensabili professionalità sono e restano macroscopiche, soprattutto nelle sedi del Nord. Siamo di fronte al teatro dell’assurdo: la Direzione del carcere, che per legge coordina l’intera attività dell’istituto, viene sollevata dagli oneri della cabina di regia finanziaria e gestionale, limitandola ad interfacciarsi, a sua volta, con le Direzioni EPE (dove possono esserci ancor di più criticità in tema di personale ragionieristico dedicato) per monitorare la reale disponibilità di un posto letto. Il differente comparto ministeriale (DGMC), peraltro, dovrà a sua volta attendere le istruzioni delle direzioni delle carceri per ‘eseguirle’, assumendosi responsabilità inconsapevoli, qualora si riscontrassero problematiche comportamentali e di ‘compliance’ alle prescrizioni. Lo stesso D.M. del 25 maggio 2025 n. 128 recita: “La Direzione dell’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna, esaminata, sotto il profilo formale, la conformità della richiesta a quanto previsto nei commi precedenti, nonché’ verificata la disponibilità del posto presso una struttura residenziale (…)”. Dunque l’uno segnala e l’altro semplicemente ‘valida le forme’, ma assumendosi in toto la responsabilità finanziaria che – questa sì – viene decentralizzata. I vertici del DAP e del DGMC preferiscono, così, avallare la dispersione di risorse su capitoli ‘scollegati’ per pagare potenziali soggetti terzi (le comunità del privato sociale), anziché chiedere di assegnare quei finanziamenti direttamente alle singole Direzioni, consentendo, dove ve ne sia la possibilità concreta e la capacità realizzativa, di impiegarli pure per la manutenzione ordinaria e il ripristino di almeno una parte degli oltre 4.000 posti detentivi attualmente non agibili. Con gli stessi fondi, probabilmente in alcune realtà si sarebbe in grado di restituire spazi vitali ai reparti detentivi, impiegando e pagando gli stessi detenuti, e strutturare percorsi reali di lavoro all’esterno (ex Art. 21 O.P.), capaci di trasformarsi in misure alternative stabili, logiche e sicure. La metafora navale: la flotta si schianta se si governa solo da terra A causa di questa totale assenza di coordinamento e di ascolto della prima linea, con innegabili pulsioni alla centralizzazione delle determinazioni sia dal lato DAP che DGMC, le proiezioni per l’imminente stagione estiva sono ancor più preoccupanti. Sulla scorta dell’esperienza, infatti, temiamo che non soltanto non si registrerà alcuna contrazione dei numeri entro l’estate (poiché la prima finestra del bando scade a fine maggio, cioè mentre stiamo scrivendo, e i posti non saranno attivi prima dell’autunno), ma si rischia un ulteriore picco del sovraffollamento in una rete che negli ultimi quattro anni ha incassato un aumento di circa *8.000 unità*. La sensazione è che ci si trovi innanzi ad un cantiere navale la cui sede legale è ubicata tra le Alpi, che pretende però di tracciare la rotta di una flotta, malmessa e nel mezzo di una tempesta, senza mai interpellare i *Comandanti di bordo*. La percezione è quella di chi, dalla terraferma, si arrocchi nelle stanze dell’alta burocrazia, convinto che basti emettere un’ordinanza o bandire un concorso per risolvere, sul piano solo formale, dell’adempimento e non del risultato, un problema di sistema, semmai col solo fine di tacitare le legittime preoccupazioni e sollecitazioni del ministro e del governo che pretendono legittimamente dei risultati, insomma per calmare l’oceano burrascoso. Ma è chi sta a bordo — il Direttore nel suo ruolo di coordinamento e di sintesi, insieme al Comandante e all’equipaggio — che affronta quotidianamente le falle nello scafo, la carenza cronica di organico e le onde del sovraffollamento, sa la verità ben diversa delle cose. Continuare a governare da terra, ignorando i resoconti di chi coordina la navigazione, significa, scientifica
PIANO NORDIO SULLA DETENZIONE DIFFERENZIATA: RISCHIO DI UN POSSIBILE FLOP A CAUSA DEL MANCATO ASCOLTO DAI TERRITORI, DOVE LE PERSONE DETENUTE NON SONO SOLO NUMERI MA ESSERI VIVENTI

