Ponte sullo Stretto e conti Nato: tra chiarimenti e polemica politica

3 settembre 2025

Il nodo delle spese militari

Il recente intervento dell’ambasciatore USA presso la Nato, Matthew Whitaker, ha acceso i riflettori su una questione delicata: cosa può essere incluso nelle spese militari che gli Stati membri devono certificare all’Alleanza? La risposta è stata netta: opere civili come il Ponte sullo Stretto non possono rientrare tra le voci utili al raggiungimento degli obiettivi di spesa.

L’Italia, come gli altri partner, è chiamata a rispettare il nuovo impegno: entro il 2035 il 5% del Pil dovrà essere destinato alla sicurezza e alla difesa, con un’articolazione precisa — 3,5% per le spese militari “pure” e 1,5% per settori collegati, come infrastrutture critiche, resilienza energetica, cybersicurezza e mobilità militare.

Dopo la dichiarazione di Whitaker, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha diffuso una nota chiarendo che il Ponte sullo Stretto è già interamente finanziato con risorse statali e che non è previsto alcun utilizzo di fondi Nato o della Difesa. Un passaggio volto a smorzare ogni ipotesi di conflitto con gli alleati e a confermare che il progetto procede indipendentemente dal dibattito sulle spese militari.

Il governo, in più occasioni, aveva sottolineato il potenziale “dual use” di alcune grandi infrastrutture: un ponte stabile tra Sicilia e Calabria, oltre a impatti economici e logistici, potrebbe teoricamente favorire la mobilità di mezzi militari in scenari di crisi. Ma la Nato, per ora, non sembra intenzionata ad allargare troppo i criteri di valutazione.

L’uscita dell’ambasciatore ha trovato immediata eco nel dibattito interno. L’opposizione ha parlato di una “figuraccia internazionale” e di un governo che tenta scorciatoie contabili. Alcuni esponenti della maggioranza hanno invece ribadito la centralità del Ponte come infrastruttura strategica per l’Italia e per il Mediterraneo, ma hanno preso atto della linea americana.

Per il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, grande sostenitore del progetto, la vicenda rappresenta un ostacolo politico non da poco. La sua idea di valorizzare il Ponte anche sul piano della sicurezza europea è stata stoppata sul nascere, mettendolo nuovamente al centro di tensioni con Bruxelles e con gli alleati.

La questione non si chiude qui. Nei prossimi mesi tutti i Paesi Nato dovranno presentare piani dettagliati su come intendono raggiungere il nuovo target di spesa. L’Italia dovrà trovare un equilibrio tra le esigenze di bilancio, l’impegno internazionale e le priorità interne.

Il caso del Ponte sullo Stretto dimostra quanto sia complesso il confine tra spesa militare e spesa civile e quanto sia difficile, in un quadro economico fragile, garantire investimenti sostenibili senza incorrere in contestazioni.


Il Ponte sullo Stretto andrà avanti con fondi nazionali, ma non potrà essere inserito nel bilancio Nato. Il governo è chiamato a rivedere la propria strategia di certificazione delle spese, mentre l’opposizione sfrutta l’episodio per attaccare Salvini e mettere in discussione la credibilità dell’Italia sul piano internazionale.



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