Dopo quattro anni il Tribunale esclude il reato

Il medico di famiglia Angelo Casciano, noto come il medico no vax di Aprilia, è stato assolto dal Tribunale di Latina al termine di una vicenda giudiziaria durata circa quattro anni.

Il giudice monocratico Elena Sofia Ciccone ha stabilito che il fatto contestato non costituisce reato, accogliendo anche la richiesta di assoluzione formulata dalla Procura.

La sentenza chiude un procedimento nato durante l’emergenza Covid e legato alla sospensione dall’attività professionale del medico, che non aveva ricevuto la vaccinazione anti-Covid.

Casciano era stato denunciato dai carabinieri del Nas nel 2021, dopo essere stato trovato nel proprio ambulatorio mentre continuava a visitare i pazienti.

La decisione ha suscitato soddisfazione nel medico e nei suoi sostenitori, ma riporta al centro anche le conseguenze personali, professionali ed economiche affrontate da chi, in quegli anni, si oppose alle misure adottate dalle autorità sanitarie.

La vicenda iniziata nel novembre 2021

I fatti risalgono al novembre 2021, quando la Asl di Latina inviò ad Angelo Casciano una comunicazione via PEC relativa alla procedura di sospensione dall’esercizio professionale.

Il provvedimento era collegato alla mancata vaccinazione contro il Covid-19, prevista allora per alcune categorie professionali, compresi gli operatori sanitari.

Poco tempo dopo, i carabinieri del Nas effettuarono un controllo nell’ambulatorio del medico di Aprilia.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, Casciano stava continuando a svolgere la propria attività e a ricevere i pazienti, nonostante la procedura di sospensione avviata nei suoi confronti.

Da qui nacque l’accusa di esercizio abusivo della professione.

Il caso passò quindi all’attenzione della magistratura e il medico finì sotto processo.

La vicenda si è protratta per anni, accompagnata da un ampio dibattito sulla validità delle comunicazioni amministrative, sulle modalità di notifica della sospensione e sui limiti entro i quali un professionista potesse continuare a lavorare durante una procedura ancora in corso.

La difesa del medico: la comunicazione non era stata aperta

Nel corso del procedimento, Angelo Casciano, assistito dall’avvocato Alessandro Maria Scavolini, ha sostenuto di non aver ancora aperto la comunicazione ricevuta via PEC nel momento in cui i Nas si presentarono nel suo ambulatorio.

Secondo la sua ricostruzione, inoltre, la sospensione avrebbe dovuto essere notificata formalmente dal proprio Ordine professionale.

La difesa ha quindi contestato l’idea che il medico fosse già pienamente consapevole dell’efficacia del provvedimento e che, di conseguenza, potesse essere accusato di aver esercitato abusivamente la professione.

Il punto centrale del processo è stato dunque comprendere se, al momento dei controlli, esistessero tutti gli elementi necessari per considerare effettiva la sospensione e configurabile il reato contestato.

Il Tribunale di Latina ha infine concluso che il fatto non costituisce reato, disponendo l’assoluzione del medico di Aprilia.

La formula utilizzata non equivale necessariamente a una valutazione generale sulle scelte compiute durante la pandemia, ma riguarda in modo specifico la contestazione penale sottoposta al giudice.

“Non sono contrario ai vaccini in generale”

Nel corso degli anni, Angelo Casciano è stato spesso definito un medico no vax.

Il professionista ha però precisato di non considerarsi contrario ai vaccini in generale.

La sua posizione, ha spiegato, riguardava soprattutto la scelta di non sottoporsi al vaccino anti-Covid durante la pandemia. Casciano ha rivendicato quella decisione come una scelta personale e ha sostenuto di aver ritenuto importante difenderla, pur consapevole delle conseguenze che avrebbe potuto comportare sul piano lavorativo e amministrativo.

Il caso riapre una questione che, durante l’emergenza sanitaria, ha coinvolto numerosi operatori: il rapporto tra libertà individuale, obblighi professionali, tutela della salute pubblica e responsabilità nei confronti dei pazienti.

Il tema resta delicato. Da un lato, le istituzioni avevano introdotto misure straordinarie con l’obiettivo di ridurre i rischi negli ambienti sanitari.

Dall’altro, alcuni professionisti hanno contestato quelle disposizioni, ritenendole sproporzionate o lesive della propria autonomia.

Gli anni senza stipendio e le conseguenze professionali

La sospensione non ha avuto soltanto conseguenze giudiziarie. Casciano ha raccontato di aver trascorso un periodo senza stipendio e di aver dovuto affrontare per anni una complessa battaglia per difendere la propria posizione.

Alla difficoltà economica si sono aggiunti il peso del procedimento, l’attenzione pubblica e l’incertezza sul futuro professionale. Sebbene il medico sia stato successivamente reintegrato nell’attività, le conseguenze della sospensione hanno lasciato un segno importante nella sua vita lavorativa.

La richiesta di molti sostenitori è ora che vengano riconosciuti anche i danni subiti.

“Risarcissero pure per tutte le discriminazioni e sospensioni dal lavoro”, è il commento espresso da chi ritiene che i professionisti sospesi abbiano pagato un prezzo eccessivo per le loro scelte.

Un eventuale risarcimento, tuttavia, non deriva automaticamente da una sentenza penale di assoluzione.

Per ottenere un ristoro economico sarebbe necessario valutare separatamente la legittimità degli atti amministrativi, l’esistenza di un danno concreto e il collegamento tra quei provvedimenti e le perdite subite.

La soddisfazione dopo la sentenza

All’uscita dal Tribunale di Latina, il medico ha espresso soddisfazione per la decisione. Dopo quattro anni di procedimento, Casciano ha definito l’assoluzione un importante riconoscimento della propria posizione.

Ha ringraziato il suo legale, l’avvocato Alessandro Maria Scavolini, e tutte le persone che lo hanno sostenuto durante la vicenda. “Oggi giustizia è stata finalmente fatta”, ha dichiarato.

La sentenza rappresenta per lui la conclusione di una fase particolarmente difficile, segnata dalla sospensione dal lavoro, dalle conseguenze economiche e dall’accusa di esercizio abusivo della professione.

Un caso che continua a far discutere

L’assoluzione del medico no vax di Aprilia non cancella il dibattito sulle scelte compiute durante l’emergenza Covid. Il caso evidenzia le difficoltà che possono nascere quando provvedimenti sanitari, procedure amministrative e responsabilità penali si intrecciano.

Da una parte rimane l’esigenza di proteggere i pazienti e garantire sicurezza negli ambulatori.

Dall’altra, ogni sospensione e ogni limitazione dell’attività professionale devono essere comunicate in modo chiaro, applicate secondo le procedure previste e valutate alla luce delle circostanze concrete.

Per Angelo Casciano, il processo si è concluso con una sentenza favorevole.

Restano invece aperte le discussioni sulle conseguenze economiche e personali subite negli anni e sulla possibilità che, in casi analoghi, vengano riconosciuti risarcimenti per eventuali danni ingiustamente provocati.

La vicenda di Aprilia diventa così un nuovo capitolo nel confronto sulle misure adottate durante la pandemia, sulle libertà individuali e sul delicato equilibrio tra tutela della salute pubblica e diritti dei lavoratori.

Da Giovanni Michele de Ficchy

Scrittore, giornalista indipendente specializzato in questioni economiche, scenari internazionali e criminalistica. Ambasciatore di Pace Onu. criminologo investigativo.

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