Gianna Gancia: “Ridare voce alle Province per restituire autonomia e dignità ai territor

Per anni relegate a simbolo di burocrazia inutile, le Province tornano al centro del dibattito politico grazie all’iniziativa di Gianna Gancia, consigliera regionale del Piemonte per la Lega, già europarlamentare e presidente della Provincia di Cuneo. Da sempre sostenitrice di un’autonomia radicata nei territori, Gancia ha presentato una mozione in Consiglio regionale per chiedere al Parlamento una riforma profonda: il ritorno all’elezione diretta dei presidenti e dei consigli provinciali, superando definitivamente gli effetti della legge Delrio del 2014.

“Con quella riforma – spiega – si è tolta voce ai cittadini, riducendo le Province a enti intermedi svuotati di funzioni, ma non di responsabilità. Il risultato? Sprechi, confusione, inefficienze. È tempo di restituire a questi enti il loro ruolo originario.”

Con uno stile pragmatico e diretto, Gancia rivendica il valore delle istituzioni locali, che conosce a fondo grazie a un percorso iniziato dal basso e proseguito fino ai banchi del Parlamento europeo (2019–2024). Una voce decisa che torna oggi a farsi sentire per rimettere i territori al centro dell’agenda politica

Onorevole Gancia, il suo intervento in Consiglio regionale ha riacceso il dibattito sul ruolo delle Province. Perché oggi, in un’Italia che cerca di semplificare le istituzioni, lei propone di rilanciarle come simbolo di autonomia e controllo dei territori?

Riprendere il ruolo delle Province significa riportare la governance dove serve: nei territori. Il ddl di reintroduzione delle Province con l’elezione diretta ha ricevuto via libera in Senato senza modifiche, un segnale fortissimo che conferma come questi enti siano considerati una struttura funzionale, vicina ai cittadini, e non un orpello burocratico. La semplificazione istituzionale non deve tradursi in spersonalizzazione dei territori: le Province garantiscono autonomia gestionale, controllo locale e ascolto diretto dei bisogni. Dribblare centralismi inefficaci significa restituire responsabilità a chi conosce davvero il tessuto economico e sociale, anziché lasciare tutto alle regioni o allo Stato centrale. Autonomia e buon governo diventano così sinonimi: decisioni rapide, risorse mirate, responsabilità concrete.

Durante la sua esperienza come presidente della Provincia di Cuneo ha portato avanti un modello amministrativo efficiente, capace di risparmiare anche “nove tonnellate di carta” grazie alla digitalizzazione. In che modo quei risultati possono guidare la riforma che oggi propone?

Da presidente della Provincia di Cuneo ho guidato una rivoluzione digitale concreta: 9  tonnellate di carta eliminate, procedure semplificate, tempi ridotti e trasparenza rafforzata. È quel livello di efficienza che intendo estendere su scala regionale e nazionale.Non basta ripristinare le Province: bisogna renderle moderne. Ecco perché il confine tra istituzione sovradimensionata e ente territoriale snello è segnato dalla digitalizzazione. In Piemonte abbiamo già visto che investire nell’innovazione amministrativa significa risparmio reale: meno costi di stampa, archiviazione digitale e gestione informatizzata portano a un circolo virtuoso che migliora i servizi e rafforza la fiducia dei cittadini.

Nel testo della sua mozione parla chiaramente di “meno sprechi”. Può citare un esempio concreto in cui, dopo il depotenziamento delle Province, si sono registrate inefficienze o maggiori costi per i cittadini?

Dopo la riforma Delrio, molte competenze provinciali sono state spalmate su Stato e Regioni provocando inefficienze impreviste. Pensiamo ai cantieri stradali per i quelli abbiamo visto gestioni frammentate, tempi dilatati e costi di mobilitazione di squadre tecniche duplicati. Le Province, al contrario, hanno le competenze e una capacità di progettazione in loco, che garantisce manutenzioni efficaci e controlli. Ripristinare l’ente provinciale con competenze chiare significa quindi meno sprechi, tempi certi e responsabilità nel territorio.

Alcuni temono che il ritorno all’elezione diretta possa riportare con sé logiche clientelari o apparati burocratici superati. Come risponde a queste critiche? E soprattutto: in che modo pensa di coinvolgere i più giovani nel processo democratico che lei auspica?

L’elezione diretta delle Province non rianima clientelismi, al contrario li contrasta favorendo responsabilità e partecipazione. Il ritorno all’elettività delle Province è un un investimento, non una spesa. L’obiettivo quindi non è aumentare i costi, ma restituire alla comunità un ente responsabile.

Con questa proposta, Gianna Gancia si inserisce nel solco di una Lega che punta con forza sull’autonomia differenziata, ma senza perdere di vista l’efficienza e la vicinanza ai cittadini. Le Province, per molti un retaggio del passato, diventano per lei una leva per il futuro.

Una sfida tutt’altro che nostalgica. Anzi: profondamente politica.

Da Luigia Aristodemo

Presidente Associazione DIRE DONNA OGGI Editore Associazione DIRE OGGI 2.0

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