Quello che per un ventennio è stato il baricentro militare e politico del Libano si trova oggi di fronte a una crisi potenzialmente fatale. Tra la pressione di un governo non più disposto al silenzio e una crescente insofferenza popolare, il dominio incontrastato dell’organizzazione sembra ormai appartenere al passato. Per comprendere la posizione attuale di Hezbollah è essenziale guardare al suo rapporto strutturale con l’Iran. Il gruppo non ha mai nascosto di essere stato formato, armato e sostenuto dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana. Questo legame strategico lo ha reso il principale alleato di Teheran nel Levante e uno degli strumenti più importanti della sua proiezione di potere nella regione, soprattutto nel confronto con Israele e gli Stati Uniti. Oggi, tuttavia, proprio questa relazione è sempre più contestata all’interno della società libanese, dove molti ritengono che Hezbollah agisca più in funzione delle direttive iraniane che degli interessi nazionali. L’ultima escalation con Israele non rappresenta soltanto una crisi di confine, ma il sintomo di una frattura crescente tra le priorità del movimento e quelle della nazione. Rispondendo alla morte di Ali Khamenei con il fuoco, Hezbollah ha agito come il braccio armato di una potenza straniera più che come una forza politica libanese. Un azzardo che il governo di Beirut non poteva ignorare, poiché il coinvolgimento del Paese in un conflitto regionale guidato da logiche esterne rischia di compromettere la sua stessa sopravvivenza. In questo contesto, il governo ha annunciato una misura definita storica: il divieto di tutte le attività militari e di sicurezza di Hezbollah, accompagnato dalla richiesta di disarmo completo. Una scelta delicata e potenzialmente rischiosa, ma attesa da molti libanesi. L’esistenza di un apparato paramilitare parallelo allo Stato ha infatti distorto per anni gli equilibri politici del Paese, permettendo all’organizzazione di esercitare un veto armato sulla vita istituzionale. Il processo di ridefinizione degli equilibri interni è iniziato con il conflitto tra Hezbollah e Israele nell’autunno del 2024. Le operazioni militari israeliane hanno colpito duramente l’organizzazione, incrinandone l’immagine di forza quasi invincibile. A questo si è aggiunta la perdita della principale via di rifornimento attraverso la Siria dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad. Nonostante ciò, Hezbollah conserva ancora capacità militari significative e ha lasciato intendere che, se messo alle strette, potrebbe ricorrere alla forza anche sul piano interno, come avvenne nel 2008 quando i suoi combattenti presero il controllo di parti di Beirut. Il movimento si trova dunque di fronte a una scelta decisiva: restare ancorato alla strategia regionale dettata da Teheran oppure rispondere alla richiesta di sovranità e stabilità che proviene dalla società libanese. L’avvenire del Libano dipenderà da questa decisione. Souad Sbai

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *