Nel dibattito contemporaneo sull’Intelligenza Artificiale, l’appello all’etica non può più bastare. Mons. Antonio Staglianò – teologo e presidente della Pontificia Accademia di Teologia – invita a una riflessione più profonda sull’umano, sulla sua corporeità, vulnerabilità e capacità di relazione, richiamando l’urgenza di un discernimento fondato sull’antropologia cristiana.
Come sottolinea, senza una visione viva dell’uomo l’etica rischia di ridursi a un semplice codice di comportamento, e la fede a un esercizio astratto, disincarnato. Da qui il richiamo alla Dottrina sociale della Chiesa come “testimonianza significativa del sapere della fede a servizio dell’uomo”, chiamata oggi a confrontarsi con le sfide del mondo digitale.
Mons. Staglianò ci guida, dunque, verso una prospettiva di ricerca teologica nuova e necessaria: quella di ripensare il rapporto tra fede, tecnologia e dignità umana, nella scia del magistero di San Giovanni Paolo II, che aveva già aperto la strada a una rinnovata comprensione epistemologica della Dottrina sociale della Chiesa.
Un intervento lucido e profetico, che invita a tornare alla domanda di sempre: chi è l’uomo, qual è la sua dignità infinita, irriducibile ad ogni androide digitale?
Leone XIV: la teologia è direttamente interpellata dal complesso mondo dell’IA e dalle sfide digitali

