Addio a Ornella Vanoni: la regina che cantava la vita su note di malinconia e sassolini di ironia



Ieri sera, Milano ha perso una regina. Ornella Vanoni ci ha salutato, a 91 anni, con quel suo modo elegante e impertinente di accompagnare il tempo: una voce che non si limita a cantare, ma racconta storie, sussurra confidenze, lancia frecciate. Un po’ come una nonna brillante – ma una nonna che ha vissuto da rockstar, mica da biscotti e coperta.

È morta nella sua casa, “un malore”, dicono i giornali. E non è una tragedia triste: è un finale quasi teatrale, come le sue canzoni, come la sua vita. La chiamavano “cantante d’autore”, “signora della canzone italiana”, ma lei era anche molto di più: una narratrice instancabile, una donna che ha attraversato decenni, amori, rivoluzioni – e non ha mai smesso di provocare, di stupire, di innamorarsi della musica.

Se guardi la sua carriera, è una mappa di incontri pazzeschi: Strehler, Paoli, Dario Fo, Vinícius de Moraes, Toquinho… sì, ha avuto amori, ma anche collaborazioni che sembrano poesie trasformate in note.

E che voce: calda, profonda, piena di sfumature. Non era solo “bella per cantare”, era bella perché la sua voce era un personaggio: sensuale, malinconico, forte.

I messaggi di cordoglio arrivano da tutte le parti. Fazio: “Sono senza parole.”  Loredana Bertè: “Un’artista immensa, senza fine.”  Alba Parietti la ricorda come “indomabile, impossibile tenerti testa”.

E poi c’è la sua ironia: anche parlando della morte, aveva già pronto un siparietto. In televisione, non molto tempo fa, scherzava sulla morte, come solo chi ha vissuto tanto e intensamente sa fare.  Non una tragedia, ma una battuta da diva che lascia il palco.

Ornella non è stata una semplice interprete : era un’icona che ha attraversato generazioni. Le sue canzoni – “Senza fine”, “L’appuntamento”, e tante altre – non sono solo melodie, sono pezzi di vita, punti fermi nella memoria di chi l’ha ascoltata.

E ora? Adesso rimane il suo lascito: una musica che non smetteremo mai di riascoltare, una donna che aveva tanto da dire, anche quando taceva. Ci mancherà la sua voce, certo, ma più ancora la sua presenza: quella sensibilità brillante, quella forza delicata, quel non prendersi mai del tutto sul serio pur essendo una delle più grandi.

Grazie, Ornella. Addio regina.

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