“La scomparsa prematura del Commissario Capo Federica D’Amore – Comandante del Reparto di Polizia Penitenziaria della CC di Gorizia, “Angiolo Bigazzi”.«Le donne devono fare qualunque cosadue volte meglio degli uominiper essere giudicate brave la metà.Per fortuna non è difficile»Charlotte Elizabeth Whitton (1896 – 1975)“Questo era l’aforismo che Federica D’Amore aveva riportato sulla sua tesi di laurea intitolata: DONNA PENITENZIARIA – LE DONNE NEL CORPO DI POLIZIA PENITENZIARIA: PROFILI STORICI E LEGISLATIVI, PROSPETTIVE OPERATIVE E PARITARIE, ANALISI CRITICA E COMPARATA.Quando mi invitò a leggerla, ne fui emozionato ed onorato, ero stato il suo direttore e talvolta mi era capitato di dover recitare, in quel teatro vivente e pulsante che è il carcere, la parte del burbero, semmai ostentando risolutezza lì dove annaspavo nel dubbio, ma tenuto comunque a decidere, in ogni circostanza, confidando nella leale collaborazione di quanti poliziotti penitenziari e operatori condividevano con me giornate lunghissime di lavoro.Credo che lei l’avesse compreso e mi piaceva vederla sempre presente in istituto, “operativa”, come si suol dire, rispetto alle tante volpi che preferivano la comodità della tana e si lustravano continuamente il pelo, pardon, i gradi.Era una donna che lottava per le donne, che non si faceva intimorire e che sapeva come fosse difficile l’arte del lavoro in carcere, dove il fine trattamentale, risocializzante, rieducativo, di ricostruzione in senso sociale della personalità del detenuto, non deve mai essere dimenticato o svalutato, perché allora sì che si parlerebbe solo di prigionia e di vendetta di Stato e quello dell’operatore penitenziario risulterebbe essere davvero un brutto lavoro.La prima persona ad informarmi della scomparsa è stata una cara amica, oltre cheuna seria funzionaria giuridico-pedagogica di Gorizia, a me piace dire una “Educatrice”; subito dopo mi ha informato la sua Direttrice, anch’essa un dirigente “sempre sul pezzo” e anche questo non è un caso. Due donne, due donne impegnate nel mondo difficile del carcere, così come lo era sempre stata Federica, quella ragazza dagli occhi vivaci e penetranti, sportiva e decisa, che avevo accolto in carcere come giovane appartenente alla polizia penitenziaria, tantissimi anni fa.Che riposi in pace, che ritrovi quella pace che non sempre si vive all’interno delle carceri, ma che lei avrebbe sempre ricercato, pur con il cuore afflitto e la stanchezza di chi sa sempre fare il proprio dovere.”FSI-USAEFederazione Sindacati Indipendenti,organizzazione costituente della confederazione USAEI L C O O RD I N A M E N T O N A Z I O N A L E  D I R I G E N T I P E N I T E N Z I A R I D I D I R I T T O P U B B L I C O  ( E x L e g g e n . 1 5 4 / 2 0 05 e D l g s . N . 6 3 / 2 0 0 6 )00155 Roma – Viale Ettore Franceschini n. 73 06/42003671 – mail fsi.funzionicentrali@usaenet.orgwww.fsinazionale.it – www.usae.it2Quello che avete letto è il ricordo del nostro Coordinatore Nazionale della dirigenza penitenziaria, Enrico Sbriglia, che negli anni addietro è stato anche il direttore della Federica.Richiamata questa testimonianza, i direttori d’istituto e degli uffici dell’esecuzione penale esterna di questa sigla partecipano con sincera commozione al lutto per la scomparsa del Commissario Capo Federica D’Amore.Punto di riferimento per Superiori e colleghi, si è sempre distinta per il forte senso delle istituzioni e le elevate qualità professionali e umane. La sua prematura scomparsa lascia un vuoto profondo in tutti coloro che hanno avuto la possibilità di conoscerla e lavorare con lei; Federica rappresentava l’impegno anche della emancipazione delle donne della polizia penitenziaria in un mondo del lavoro difficilissimo dove tanti diritti vanno ancora conquistati. Questa Organizzazione Sindacale esprime le più sentite condoglianze alla famiglia e ai colleghi.La Coordinatrice Nazionale per le pari opportunità della Dirigenza Penitenziaria di diritto pubblico della FSI-USAESara ARATA1

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