Il centrodestra ritrova l’unità sul nodo che aveva riaperto le tensioni nella maggioranza. Bocciata la proposta delle opposizioni per estendere le preferenze a tutti i candidati. Resta la soglia del 42% per il premio di maggioranza, mentre tramonta il ballottaggio.

ROMA – La nuova legge elettorale compie un altro passo avanti e lo fa su uno dei terreni politicamente più delicati: quello della possibilità per gli elettori di scegliere direttamente i propri rappresentanti. Al Senato la maggioranza ha infatti ritrovato la compattezza sull’emendamento che introduce le preferenze mantenendo però una posizione privilegiata per il primo nome della lista. Il capolista resterà bloccato, mentre per gli altri candidati sarà possibile esprimere la propria scelta. È questo il compromesso che ha prevalso a Palazzo Madama, dopo una giornata nella quale il tema delle preferenze aveva fatto emergere differenze significative anche all’interno del centrodestra.  Bocciate le “preferenze pure” Prima del voto sull’emendamento della maggioranza, l’Aula ha respinto il subemendamento sostenuto dalle opposizioni che avrebbe eliminato il meccanismo dei capilista bloccati, consentendo agli elettori di scegliere i candidati senza quella riserva. Il risultato è stato 68 voti favorevoli e 99 contrari. Dai banchi dell’opposizione sono arrivate proteste, mentre il governo aveva deciso di rimettersi alla valutazione dell’Aula.

  Il passaggio non è soltanto tecnico. Fino a poche ore prima, infatti, era emersa la possibilità che Fratelli d’Italia valutasse proprio le proposte sulle preferenze integrali. Una prospettiva che aveva provocato la dura reazione di Forza Italia, favorevole invece al compromesso raggiunto dalla coalizione. Alla fine ha prevalso l’unità del centrodestra. Come funzionerebbero le nuove preferenze Il modello approvato prevede quindi un sistema a metà strada tra le liste completamente bloccate e le preferenze estese a tutti. Il primo candidato della lista non sarà sottoposto al voto di preferenza. Sotto il capolista compariranno invece gli altri candidati sui quali l’elettore potrà effettuare le proprie scelte. L’impianto discusso prevede fino a tre preferenze e un meccanismo di alternanza di genere. È proprio questa distinzione ad alimentare lo scontro politico. Per la maggioranza la riforma restituisce agli elettori una capacità di scelta oggi fortemente limitata; per le opposizioni, invece, la permanenza dei capilista bloccati impedisce di parlare di preferenze pienamente libere. Ed è qui che si gioca probabilmente una delle questioni destinate a rimanere al centro del dibattito: quanto potere torna realmente agli elettori e quanto resta nelle mani delle segreterie dei partiti? Premio di maggioranza al 42% Le preferenze sono soltanto una parte di una riforma molto più ampia. L’impianto in discussione supera i collegi uninominali e si muove verso un sistema a prevalente base proporzionale. Il premio di governabilità scatterebbe per la lista o coalizione capace di raggiungere almeno il 42% dei voti validi in entrambe le Camere. Il premio previsto è di 70 deputati e 35 senatori, con un tetto complessivo di 220 seggi alla Camera e 113 al Senato per la maggioranza. Resta invece definitivamente fuori, almeno dall’impianto attuale, l’ipotesi del ballottaggio. Il senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera ha ritirato il proprio emendamento dopo aver constatato l’assenza delle condizioni politiche per sostenerlo.  Una riforma che cambia anche gli equilibri politici Dietro le formule elettorali c’è una partita che riguarda direttamente gli equilibri tra i partiti. Il premio al 42% punta a coniugare rappresentanza proporzionale e governabilità, ma contemporaneamente rende decisivo il risultato delle coalizioni. Il sistema delle preferenze, invece, apre una competizione non soltanto tra partiti ma anche all’interno delle stesse liste, perché i candidati dovranno conquistare consenso personale. La scelta di mantenere il capolista bloccato conserva tuttavia uno spazio importante alle leadership: il primo nome continua a essere individuato dal partito senza essere sottoposto alla competizione delle preferenze. È probabilmente questa la vera fotografia politica del compromesso raggiunto: più scelta agli elettori rispetto alle liste interamente bloccate, ma senza rinunciare completamente al controllo dei vertici sui candidati considerati strategici. Il percorso non è ancora concluso La riforma, soprattutto, non è ancora legge. Il voto finale del Senato è previsto per martedì 15 settembre. Se Palazzo Madama approverà il testo modificato, il provvedimento dovrà tornare alla Camera, dove l’esame è programmato a partire dal 28 settembre.La partita, quindi, resta aperta. Ma il voto sulle preferenze segna già un passaggio politico significativo: dopo le tensioni delle ultime ore, il centrodestra ha scelto di non dividersi e ha respinto l’ipotesi delle preferenze integrali. Per gli elettori la novità sarebbe comunque rilevante: tornerebbe la possibilità di incidere sul nome di una parte dei parlamentari da eleggere. Non su tutti, però. Il capolista continuerebbe a sceglierlo il partito. Ed è proprio su questa linea di confine tra scelta dei cittadini e scelta delle segreterie che continuerà lo scontro sulla nuova legge elettorale. Slug: legge-elettorale-senato-preferenze-capilista-bloccati-cosa-cambia Meta description/riassunto: Il Senato approva il modello delle preferenze con capilista bloccati e boccia le preferenze pure. Ecco come cambia la legge elettorale, dal premio di maggioranza al 42% allo stop al ballottaggio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *